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Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione dicono NO al panino portato da casa

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Non esiste un diritd24dad74-fbe9-4ac2-b2ba-fec12a8eb580to soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale (non si può mangiare il panino portato da casa) nell’orario della mensa e nei locali scolastici e la gestione del servizio di refezione è rimesso all’autonomia organizzativa delle scuole. Lo hanno stabilito gli ermellini, con la sentenza n. 20504/19 del 30/07/2019, accogliendo il ricorso del Comune di Torino e del ministero dell’Istruzione,  ribaltando una pronuncia favorevole ai genitori degli alunni che preferivano alla mensa il pasto portato da casa.

Dunque, portare il pasto da casa comporta una possibile violazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione in base alle condizioni economiche, oltre che al diritto alla salute, tenuto conto dei rischi igienico-sanitari di una refezione individuale e non controllata nei locali scolastici.

L’istituzione scolastica – sottolineano le Sezioni Unite della Cassazione – “non è un luogo dove si esercitano liberamente i diritti individuali degli alunni, nè il rapporto con l’utenza è connotato in termini meramente negoziali, ma piuttosto è un luogo dove lo sviluppo della personalità dei singoli alunni e la valorizzazione delle diversità individuali (cfr. il D.Lgs. n. 59 del 2004, art. 5) devono realizzarsi nei limiti di compatibilità con gli interessi degli altri alunni e della comunità, come interpretati dall’istituzione scolastica mediante regole di comportamento cogenti, tenendo conto dell’adempimento dei doveri cui gli alunni sono tenuti, di reciproco rispetto, di condivisione e tolleranza”.

Il tempo mensa, pertanto, non deve essere considerato come un momento di incontro occasionale di consumatori di cibo, ma deve essere inteso come un momento di socializzazione e condivisione (anche del cibo), in condizioni di uguaglianza, nell’ambito di un progetto formativo comune.

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