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Condannato a nove mesi di reclusione per il taglio della coda non necessario

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Condannato a nove mesi di reclusione per il taglio della coda non necessario20190702_191110
La Corte di Cassazione con sentenza del 31.1.19, n. 4876 ha confermato la sentenza di condanna per il reato di maltrattamenti di animali ex art. 544 ter c.p., inferta all’imputato per aver tagliato la coda a un cagnolino di razza meticcia, in tale modo sottoponendolo a sevizie e cagionando allo stesso lesioni. E’ stata ritenuta sussistente la violazione di cui alla normativa citata, trattandosi di taglio volontario e non necessario, che aveva determinato un’apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale, e una menomazione funzionale dello stesso. I giudici della Suprema Corte, richiamando l’ormai consolidato orientamento hanno ribadito, che nel reato di maltrattamenti di animali: “la nozione di lesione ex art. 544 ter c.p. implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva”. Si ricorda, che il taglio della coda (cd caudotomia) è un intervento che, nell’ordinamento italiano, può eseguito solo in via preventiva, a cura di un veterinario, con le cautele e i limiti di cui all’art 10 della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia conclusa a Strasburgo il 13 novembre 1987 ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 4 novembre 2010 n. 201. Pertanto, colui che pratica al di fuori dei casi previsti dalla normativa sopracitata interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un animale da compagnia, o finalizzati ad altri scopi non curativi nonché specificamente a) il taglio della coda; b) il taglio delle orecchie; c) la recisione delle corde vocali; d) l’asportazione delle unghie e dei denti potrà essere chiamato a rispondere dell’reato di cui all’art 544 ter. c.p. il quale recita:“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.”.

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